Pensieri stupidi

Allungo la mano, cerco di toccare l'acqua.
è troppo lontana, probabilmente lo sapevo già. Ma volevo tentare comunque, mi è sempre
piaciuto toccare l'acqua.
Mi tiro su a sedere, e lascio che i piedi dondolino giù dal muretto che mi separa dal lago.
Il sole è alto, ma non fa troppo caldo.
Un po' di vento scompiglia capelli e foglie. Verso l'orizzonte scorgo qualche nube. Sono
ancora lontane, ma si sta preparando un bel temporale. Forse dovrei tornare a casa...
Ma in fondo si sta così bene qui.
Tiro fuori il mio libro, e mi metto a leggere. Ho sicuramente ancora tempo, e vorrei godermi
questa giornata di sole finchè dura.
Il tempo scompare, mentre mi perdo nelle storie di Artù e Morgana. Le nebbie di Avalon è
sempre stato il mio libro preferito, mi porta via con se, lontano lontano.
Improvvisamente, mi riscuoto dalla lettura, sentendo il rombo di un tuono lontano.
Do un'occhiata all'orologio, mancano meno di venti minuti al prossimo treno. Non vorrei
dover aspettare un'ora sotto la pioggia, e a malincuore metto via le mie cose e mi avvio
verso la stazione.
Prima di entrare, mi giro un ultima volta verso il lago, salutando con un po' di tristezza
la piccola Laveno, che mi ricorda tanto quando ero bambina e venivo con mio padre, ma che
nonostante tutto oggi ho visto davvero per la prima volta.
Il treno è semivuoto, fortuna che parte da qui e quindi posso scegliere il posto che
preferisco. Il viaggio stesso è, come sempre, una delle mie parti preferite. Ma deve andare
come dico io, vicino al finestrino, girata dalla parte giusta, e possibilmente senza troppa
gente attorno.
Due ore di treno non sono poche, eppure lo sembrano sempre. Soprattutto quando nei nomi
delle stazioni comincia ad apparire Milano, e allora non vorresti mai arrivare. Ma al treno
non importa, e quindi alla fine a Cadorna ci arriva lo stesso, e li si ferma.
Vacanzina finita, e vabbè.
Esco dalla stazione, e mi sorprendo.
Milano è ancora baciata dal sole, qui non si sentono nemmeno le avvisaglie del temporale che
arriverà (e arriverà, perchè la direzione è quella giusta).
Guardo ancora una volta l'orologio, e mi sembra strano che siano solo le cinque e mezza, e
che questa giornata sia durata davvero così poco, dato che invece la sensazione è proprio
un'altra.
Sento il cellulare che vibra nella borsa, e sospiro.
Poi guardo, e sorrido.
"Ciao Cla!"
Claudia, quella che potrei forse definire la mia migliore amica. Se non fossimo troppo
grandi per le migliori amiche.
Mi invita a uscire.
Io sono in piedi dalle 7, ho dormito circa due ore e mezza, e sono proprio sul punto di
rifiutare. Ma poi boh, ci penso su un attimo, e accetto. è tipo una vita che non ci vediamo,
e chissà quando ricapiterà un momento che siamo libere tutte e due.
Non mi è mai piaciuto passare da casa prima di uscire di nuovo, così ci diamo appuntamento
alle sei in duomo e si vedrà.
Cadorna-Duomo non ci vuole mezz'ora, quindi mi faccio un minigirettino esplorativo attorno
ai negozietti che costellano la stazione.
Arrivo, come al solito, cinque minuti in anticipo e di Claudia, come al solito, non c'è
traccia.
Arriva quasi subito però, diversamente dal solito.
Ha una faccia un po' strana, ma quando le chiedo come va sorride e prende a comportarsi come
se tutto andasse bene.
Non le credo, ma non la forzo. Verrà il tempo di parlare di quello che non va.
Dopo il canonico giro veloce in libreria ("feltrinelli o mondadori?" "va che la mondadori
l'hanno chiusa!" "ma no dai!" "si, mi sa che l'hanno spostata" "e se andassimo alla fnac?"
"nu, non ci voglio andare in via torino"), finiamo al burger king a mangiare anelli di
cipolla rimpiangendo i chiken popcorn, e si sa che il burger king con il casino e la folla e
la fretta è esattamente il posto ideale per parlare un po' in pace spendendo poco.
"è un po che non sento la Dani, come sta?" Claudia giocherella con un ciuffo di capelli
sfuggito dalla coda. Ho sempre invidiato i suoi capelli. Biondo miele, folti e lucidissimi.
I miei sono lunghi, ma troppo fini.
"boh, non la sento da mesi... se non ricordo male, stava prendendo in considerazione l'idea
di andare a vivere con Enrico, ma non mi sembrava granchè convinta. Credo che soprattutto
non sopporti più la vita con suo padre, vuole andarsene di casa da quando aveva 13 anni..."
Claudia mormora un "già, è vero", ma è chiaro che non sta ascoltando sul serio.
Resto in silenzio, resto in attesa. Conosco Claudia, e lo so che con lei le domande dirette
non funzionano.
"Haley..."
Alice. Haley. Solo Claudia mi chiama così. Non mi ricordo più nemmeno come ha cominciato, ma
mi fa sentire bene quando lo fa.
"Io... oh, mi sento così stupida anche solo a pensarci..."
"Dai Cla, cosa c'è? Non esistono pensieri stupidi, dimmi cosa c'è che non va"
"Oh Haley, credo che Dario abbia un'altra"
Un brivido gelido mi scende lungo la schiena, mentre sgrano gli occhi e le chiedo, con la
voce vibrante di stupore: "Ma perchè? cioè perchè lo credi? cos'è successo?"
I suoi occhi si riempiono di lacrime. La gelida Claudia, quella che non mostra mai niente,
sta piangendo in un burger king davanti a me. Ora sono genuinamente sbalordita.
"Io... io non lo so, è solo una dannatissima sensazione. Lui è carino e normale ma... io non
lo so"
Continua a piangere, e io la fisso pietrificata. Non sono mai stata molto brava a reagire in
queste situazioni. Quindi rimango lì, impacciata, aspettando che si calmi.
"Cla, io non so cosa stia succedendo a Dario, ma non mi è mai sembrato il tipo... magari ha
solo qualche preoccupazione per gli esami, è periodo..."
Si asciuga le lacrime con un fazzolettino spuntato magicamente da qualche tasca - ha sempre
tutto quello che le serve a portata di mano, Claudia - e posso vedere distintamente il
momento in cui indossa di nuovo la sua solita maschera.
Mi sorride, gli occhi appena arrossati, il suo momento di debolezza è passato ed è chiaro
che vuole far finta che non sia mai accaduto.
"Ma certo, hai ragione. Hai ragione come sempre, non so come ho fatto a farmi venire queste
paranoie... e dire che prendevo sempre in giro la Dani quando iniziava con questi
discorsi..."
Sorrido anch'io, un sorriso che significa "ok, /intimate mode off e torniamo alla
normalità". Le stringo la mano, rapidamente.
"Prima o poi ci si passa un po' tutte. Non esistono questi problemi con me, lo sai"
Non mi guarda negli occhi, mentre risponde a bassa voce "Lo so", e io non mi aspettavo nulla
di diverso.
Guardo l'orologio, è quasi ora di cena. Alzo lo sguardo, e sta guardando l'orologio anche
lei. Se resterà in silenzio, mi sentirò in obbligo di chiederle se vuole andare a cena da
qualche parte...
"Caz, è tardissimo! Stasera c'è a cena da noi mia sorella, me ne ero completamente
dimenticata!"
Mormoro qualche "Oh, peccato!" di circostanza, mentre sospiro di sollievo nella mia testa.
L'accompagno alla metropolitana, e per una volta non perdiamo secondi, minuti, ore a
chiacchierare prima di tornare a casa. Solo tre rapidi baci sulle guance, e già lei è
sparita nella folla.

Guardo fuori dal finestrino mentre Corso di Porta Romana scorre davanti ai miei occhi.
Sembra un'altra città, in quest'ora strana che non è giorno e non è notte, quest'ora in cui
la gente è a casa a cenare e le strade sono semivuote - ma non nello stesso modo in cui lo
sono alle 11 di sera o alle 6 del mattino.
Rabbrividisco, e chiudo gli occhi.
Cerco di non pensare, provo a far si che la musica riempia ogni singola cellula del mio
cervello, ma nonostante i Sonata Arctica sparati a un volume maggiore di quanto solitamente
io sia in grado di sopportare, evidentemente conservo la capacità di pensare.
Di ricordare.
Corso di Porta Vigentina, e io mi ritrovo sbalzata indietro di due mesi.
Quando Claudia era in erasmus lontana.
Quando io ero nella mia stanza da sola una sera, a fissare i miei vuoti.
Quando il telefono aveva squillato, e io ero stata strattonata via da pensieri che nessuno
vorrebbe mai avere.
Quando una voce allegra in superficie ma rotta dentro mi aveva chiesto un po' di compagnia.
Quando avevamo bevuto tanto, troppo, fino a non capire davvero più niente.
Quando ci eravamo svegliati una mattina abbracciati, ed io ero scoppiata a piangere in
silenzio, mentre lui si alzava e appoggiava la fronte alla finestra.

Guardo fuori dal finestrino.
Via Ripamonti non cambia molto, nemmeno di sera. Sarà che è sempre un po' vuota, un po'
strana.
Devo scendere, e scendo.
Fa freddo, e non so se è fuori o dentro.
Aspetto l'autobus, ma è come se quello che c'è attorno a me svanisse.
Non ho controllo sulla mia mente.
Non riesco a impedirmi di ritornare ossessivamente indietro - è sempre stato un problema per
me questo, e ora è solo più brutto.
Davanti a me, dentro di me, attorno a me, vedo solo i suoi occhi grigi che mi parlano della
lady di ghiaccio che gli ha spezzato qualcosa, dentro. Anche se non dice una parola, anche
se la difenderebbe fino alla morte perchè lui la Ama.
E ora non posso, non oso, non devo pensare a cosa significa quello che lei mi ha detto oggi.
Perchè sono passati due mesi, e non ci voglio credere che stia ancora pensando a quello che
è successo tra noi.
Perchè però non ci credo, che lui abbia un'altra; perchè quello che le ho detto è la pura
verità, non mi sembra il tipo - nonostante me, nonostante noi, nonostante tutto.
Perchè non si ripeterà mai mai e mai più.
Perchè l'ho deciso io.
è arrivato il mio autobus, tanto meglio.
Pensare a come era iniziata bene questa giornata, mi si stringe lo stomaco.
Meglio non pensarci va.
Meglio non pensare a niente.
La mia migliore amica. Se non fossimo troppo grandi per le migliori amiche.